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Thursday, 31 July 2014 - 07:21
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Mafia/1

Operazione Argo, decapitate le cosche di Bagheria, Villabate e Ficarazzi: il video

Ricostruiti organigrammi, affari e legami con il Canada. Nelle intercettazioni anche il rito della "punciuta". Avviso di garanzia, per voto di scambio, per il sindaco di Alimena, Giuseppe Scrivano
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

I nuovi (e vecchi) affari delle cosche, dal narcotraffico al racket e al riciclaggio, ma anche i più recenti organigrammi della mafia tra Bagheria, Villabate, Ficarazzi e Altavilla, e ancora i legami con la politica e i contatti con i clan canadesi: ruota attorno a tutto questo l'inchiesta antimafia che in queste ore ha portato a una nuova raffica di arresti in provincia di Palermo.

Sono 22 in tutto le persone arrestate dai carabinieri di Palermo e di Bagheria nel blitz scattato alle prime luci dell'alba e che ha decapitato i vertici delle cosche di Bagheria, Villabate e Altavilla Milicia: tra le persone finite in manette ci sono infatti diversi esponenti di spicco delle famiglie mafiose locali. Tra questi anche Gino Di Salvo, considerato l'attuale reggente del mandamento di Bagheria, e il suo fedelissimo Sergio Flamia (già arrestato nell'operazione "Perseo" del 2008). Ma nella lista figurano anche altri nomi eccellenti come quello di Salvatore Lauricella, un figlio d'arte: suo padre è infatti Antonino, detto "Scintillone", boss della Kalsa arrestato durante la latitanza.

Raggiunto da un avviso di garanzia, poi, anche il sindaco di Alimena (sulle Alte Madonie) Giuseppe Scrivano che si era candidato alle elezioni regionali ma anche alle nazionali con la Lega Nord, accusato di aver comprato pacchetti di voti. Una circostanza che conferma, se ve ne fosse bisogno, l'interesse sempre vivo e attivo di Cosa Nostra sul fronte della politica.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros in collaborazione con la polizia canadese, avevano preso il via da un traffico internazionale di stupefacenti ma hanno condotto gli investigatori fin dentro i nuovi assetti delle cosche, permettendo di ricostruire l'organigramma attuale di Cosa Nostra nella zona, di accertare i legami, ancora molto forti, con lo storico clan dei Rizzuto di Montréal e di mettere a fuoco le principali attività gestite dai clan sul territorio: dalle imprese edili e dai supermercati ai centri scommesse (business molto caro a Cosa nostra, come rivelato anche da altre recenti indagini dei carabinieri e proprio a Bagheria). Senza trascurare i locali notturni: non a caso tra i beni sequestrati oggi (un patrimonio complessivo da 30 milioni di euro) c'è anche il pub Villa Giuditta di via San Lorenzo, uno dei più noti e frequentati di Palermo. Secondo gli investigatori il locale della movida palermitana sarebbe stato nella disponibilità della mafia. E' tuttora ricercato invece Juan Ramon Fernandez Paz, istruttore saltuario di arti marziali e noto esponente della mafia canadese: sarebbe stato lui a gestire i contatti tra la Sicilia e il clan dei Rizzuto operante tra Montreal e Toronto, un rapporto proficuo soprattutto per il traffico internazionale di droga.

"Una mafia a metà tra vecchio e nuovo, insomma - spiegano gli investigatori - capace di ristrutturare in fretta i clan dopo l'arresto dei capi". E dunque di guardare al futuro, appoggiandosi ai vecchi business come il narcotraffico e il racket delle estorsioni ma anche investendo in nuovi lucrosi affari. Con un occhio, però, anche alle antiche consuetudini. Non è sfuggito alle intercettazioni, infatti, il ritorno dei clan alla cosiddetta "punciuta", il rito di iniziazione mafiosa dei neo affiliati davanti ai boss. I quali, peraltro, non esitavano a ragionare tra loro sui metodi "educativi" da riservare ai novellini o ai giovani emergenti: invocando il "frustino" e paragonando le nuove leve a puledri scalpitanti, da riportare al "trotto". Tutto registrato dalle "cimici" dei carabinieri. 

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