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Thursday, 30 October 2014 - 23:52
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la manifestazione

"Siamo tutti Nino Di Matteo", assegnare il "Bomb Jammer" alla scorta del magistrato

Diverse associazioni della società civile, con in testa Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, hanno sfilato dal Tribunale alla Prefettura contro i ritardi nel dare il dispositivo antibomba agli uomini chiamati a proteggere il sostituto procuratore impegnato nella lotta alla mafia
Immagine articolo - Il sito d'Italia

(di massimo brizzi- foto igor petyx) “Siamo tutti, Nino Di Matteo”: l’eco è risuonata forte oggi di fronte il Palazzo di Giustizia. Due tappe, due simboli di legalità, con questo slogan dal Tribunale di Palermo è partito il corteo diretto in Prefettura per la consegna di circa quattrocento firme che esplicitamente rilevano l’urgenza per l’assegnazione del “Bomb Jammer”, strumento tecnologico, disturbatore di frequenze, in grado di neutralizzare l’uso di dispositivi elettronici nell’area in cui è impiegato, al procuratore Nino di Matteo e alla sua scorta.

 

Un'apparecchiatura capace di sventare ogni tentativo di messa a punto di attentati mafiosi ai danni dei magistrati e delle loro scorte, attraverso l'utilizzo di un telecomando che innesca la detonazione. Come purtroppo avvenuto in occasione delle stragi del '92 e di altre ancora. Intercettazioni e minacce ai danni del sostituto procuratore, impegnato in una fase delicata del processo Stato-Mafia, hanno fatto mettere in moto un complesso sistema di sicurezza per tutelare la sua incolumità, ma che al momento non è garantita dall’assegnazione di un “bomb jammer”.

 

“Lo scorso 3 dicembre il Ministro dell'Interno ha annunciato, alla presenza del Prefetto di Palermo, l’imminente assegnazione del “bomb jummer” alla scorta di Nino Di Matteo", dice Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, "sono passati tre mesi da quel giorno e nulla si è reso concreto”. Parole piene di rammarico ma anche determinate escono dalla voce di Salvatore: ”Non vogliamo mai più assistere a “morti annunciate”, ritratte in funerali dove in tanti hanno pronte finte lacrime, siamo qui per sensibilizzare il Prefetto e per far ricordare al ministro Alfano di onorare la promessa fatta”.

 

“Agende Rosse”, ”Cittadinanza Per La Magistratura”, ”Fraterno Sostegno Agnese Borsellino”, ”Contrariamente”, “Azione Civile”, tanti i nomi delle associazioni della società civile che hanno aderito alla manifestazione in questa fredda giornata di marzo che ha visto una città distante e poco interessata, più attenta alla programmazione del “week end” in arrivo.

 

Incisiva la presenza di Giovanna Pedroni, una simpatica e grintosa bergamasca in città per partecipare al corteo: ”Dal 2009 intervengo a Palermo a manifestazioni a favore della legalità, prendendo l’aereo anche più volte durante il mese pur di vedere affermati i valori di giustizia”. Fatti e non parole quelle del giovane universitario Riccardo Lo Bue di “Contrariamente”: “Ho aderito subito alla Scorta Civica, dunque, ovvio che è conseguente la mia presenza al corteo”. Presente anche Valeria Grasso, palermitana, testimone di giustizia, impegnata in una battaglia di legalità.

 

“Il Bomb Jummer è già in uso a personalità di spicco delle istituzioni", osserva Armando Carta di Azione Civile, che aggiunge: "non si comprendono i tanti tentennamenti e ritardi nell’assegnare questo strumento anche alla scorta di Nino Di Matteo”. Sempre a proposito del delicato processo in corso Stato-Mafia, Anita Rossetti: “Agende Rosse del Salento ritiene importante che anche Massimo Ciancimino, teste chiave del dibattimento sia adeguatamente protetto e tutelato, infatti, si tratta di un testimone fondamentale per il prosieguo del dibattimento al quale il Prefetto di Palermo deve assegnare una scorta”.

 

Assegnare il "Bomb Jummer" a Nino Di Matteo è una promessa che deve essere mantenuta non solo per salvaguardare l’integrità di uomini che si continuano a battersi a difesa delle istituzioni, ma anche per trasmettere in modo chiaro e inequivocabile che lo Stato di fronte a priorità assolute deve annullare burocrazia e ritardi, che domani potrebbero essere interpretati in modo equivoco.

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