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Wednesday, 03 September 2014 - 08:55
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STAMPA IN SICILIA/2

Giornalista, professione in svendita con migliaia di disoccupati senza futuro

Sono tante le questioni irrisolte: dai compensi ai collaboratori autonomi alla questione degli uffici stampa con inevitabili ripercussioni sull'occupazione. Le colpe sono prima di tutto di una politica miope che pensa soltanto ai vasti bacini elettorali da usare per le prossime elezioni. E i giornalisti sono troppo pochi
Immagine articolo - Il sito d'Italia

(*) Lo sciopero proclamato dai giornalisti del Giornale di Sicilia, sabato 8, che ha bloccato la pubblicazione del quotidiano domenica 9 giugno, è soltanto una parte dei gravissimi e drammatici problemi che l'informazione e il giornalismo siciliano stanno vivendo ormai da diversi anni. Alcuni aspetti vanno al di là della grave crisi congiunturale che tutti stiamo attraversando.

 

I colleghi del Giornale di Sicilia hanno manifestato con lo sciopero un disagio rispetto ai carichi di lavoro dovuti all'organico sottodimensionato, per via della crisi che ha portato a 13 prepensionamenti, ma soprattutto al ritorno, probabilmente non gradito ai più, di Giovanni Pepi nel ruolo di condirettore responsabile, dopo che era andato in pensione qualche mese fa. E' questo, certamente, il nodo principale. Diversi sono gli interrogativi che probabilmente resteranno irrisolti al grande pubblico dei lettori, ma forse non ai giornalisti che conoscono persone e cose: perché far ritornare nello stesso ruolo da pensionato chi per 20, 30 anni e più è stato condirettore responsabile? Perché non comprendere che si può chiudere un'epoca e se ne può riaprire un'altra, con maggiore slancio, anche alla luce delle nuove tecnologie, dando anche fiducia a qualche quarantenne o cinquantenne? Perché è facile riportare sui giornali il dramma delle migliaia di disoccupati, delle migliaia di precari, delle famiglie in crisi, salvo poi starsene bene accorti a guardare in casa propria.

 

Perché guardare in casa propria? Per i seguenti motivi: collaboratori, anche storici, pagati da 3,10 euro lordi a pezzo, fino a 12 i più fortunati, rabboniti da contratti a termine che possono arrivare fino a 4 mesi all'anno e che servono come pannicelli caldi, perché probabilmente per loro una vera assunzione, con tutti i crismi, non arriverà mai.  In compenso questi giornalisti collaboratori ringraziano per 4 mesi di lavoro ben retribuito, 4 mesi di contributi e per chi ne ha diritto, secondo regolamento, 4 mesi di disoccupazione pagata dall'Istituto di previdenza dei giornalisti. E questi si possono considerare fortunati. Salvo quelli che hanno accumulato 36 mesi di contratto. Per loro non ce ne può essere un altro. Che faranno? 

 

Giochi e giochetti tra le parti, ma a pagare alla fine saranno sempre i giornalisti precari. Che non troveranno mai spazio. Anche alla luce del fatto che molti dei prepensionati proseguono a collaborare con il giornale per cui lavoravano e sapete che c’è? Loro vengono pagati 50 euro a pezzo e hanno un tetto massimo di articoli che possono scrivere. Per i giovani che aspirano, invece, giustamente, a qualcosa di più la beffa: vedere i colleghi più anziani che non soltanto hanno la fortuna di avere la pensione Inpgi, ma pure percepiscono, collaborando, più di loro che vorrebbero farsi un futuro. Niente da fare. perché a questi giovani, ormai ex giovani, un futuro non è concesso. Oggi no. E forse nemmeno domani continuando di questo passo e consentendo questo tipo di prassi.

 

Ma queste cose che riguardano le dinamiche interne al mondo giornalistico siciliano – e che non si fermano in via Lincoln, perché toccano anche la via Odorico da Pordenone, a Catania, dove ha sede La Sicilia, l'altro quotidiano siciliano controllato dall’editore direttore Mario Ciancio - non le racconta nessuno. Sono verità "scomode". Vanno "contro" gli interessi di alcuni colleghi per difenderne altri. Quello che, sotto sotto, vorrebbe qualcuno: una guerra civile tra colleghi, una guerra tra "garantiti" e "non garantiti". 

 

E certamente queste sono soltanto una parte delle cose che riguardano il mondo dell'informazione in Sicilia, che non è fatto soltanto dei maggiori quotidiani su carta stampata, che utilizzano per la realizzazione dei giornali in larga parte collaboratori pubblicisti che ricevono compensi che non sono commisurabili nemmeno al 50% dei compensi che percepiscono al giorno una collaboratrice domestica o un parcheggiatore abusivo. A questa vergogna che si protrae da anni dovrebbe mettere ordine, speriamo presto, la legge sul cosiddetto "equo compenso", maturato dopo l'approvazione della Carta di Firenze, un provvedimento condiviso da Ordine dei giornalisti e Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti.  

 

In Sicilia, da anni il sindacato dei giornalisti, assieme all'Ordine, è impegnato su un altro fronte che è quello degli uffici stampa degli enti pubblici. Che si badi bene non riguarda soltanto la questione legata all'ormai tanto famoso Ufficio stampa della Presidenza della Regione, che tante polemiche ha destato. Molte delle quali pretestuose per via di un "mondo esterno" che ignora le leggi e che spesso dimentica che è la politica che fa le leggi e non i giornalisti, i quali finiscono loro malgrado nell'occhio del ciclone.

 

La materia uffici stampa investe anche gli enti locali. Al momento in Sicilia esiste una vera e propria "giungla" dove vige un "sistema" ancor più selvaggio della stessa giungla. Enti locali, come il Comune e la Provincia di Palermo, che per lunghi anni si sono avvalsi di giornalisti collaboratori esterni e che avrebbero dovuto essere stabilizzati ai sensi delle leggi finanziarie 2007 e 2008, hanno avviato faticosamente le procedure concorsuali per la cosiddetta "prestabilizzazione" (primo passo verso la definitiva stabilizzazione) salvo poi annullare concorsi regolarmente banditi che hanno generato aspettative da parte dei "precari storici" i quali da un giorno all'altro si sono visti sbattere le porte in faccia. E da un giorno all'altro sono finito nel limbo della disoccupazione che è diventata cronica. Disoccupazione giornalistica di cui non si è mai seriamente occupato alcun amministratore o politico. Ma che in Sicilia, come in altre regioni, è diventata materia seria, serissima.

 

Chi ha tutelato questi giornalisti? Esclusivamente l'Associazione siciliana della Stampa, il sindacato di categoria con i suoi legali, e l’Ordine; la politica, tutta, si è ben guardata dal creare le condizioni perché diversi quarantenni potessero trovare un futuro stabile e certezze di vita, grazie ad un lavoro svolto meticolosamente per anni al servizio delle istituzioni. Buttati a mare da questa politica, sempre pronta a venire incontro alle esigenze degli ex Pip o dei lavoratori Gesip o delle migliaia di precari che la Regione ha accumulato negli anni, grazie alle politiche clientelari che hanno sempre teso ad aumentare il personale per aumentare il bacino elettorale.

 

Perché ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B: la differenza la fa il numero, non certo i titoli di studio e le capacità professionali. Le capacità che la politica ha misurato in questi anni sono legate al numero di voti di controllare ed accaparrarsi in vista delle prossime elezioni. E per tale ragione, i giornalisti, considerati in genere poco controllabili, non hanno mai goduto di concreti "benefici". Non soltanto, ma si sono visti cancellare anche quelle risibili possibilità di lavoro che la stessa politica aveva autorizzato per anni. E che poi avrebbe dovuto risolvere, piuttosto che lavarsene le mani con un atteggiamento degno del miglior Ponzio Pilato.

 

Al netto, ovviamente di una serie di giornalisti, legati a vario titolo all'amico politico di turno. In Sicilia, oggi, la situazione degli uffici stampa negli enti locali è così variegata che se si passa da una città all’altra sembra di passare da uno Stato all'altro. Con l'aggravante che la legge 150/2000 pochissime volte è stata rispettata per quello che detta e comunque ha permesso a dipendenti degli enti, con il tesserino di pubblicista conseguito per aver svolto un'attività privata differente da quella lavorativa, di occupare posti che avrebbero dovuto essere in larga parte appannaggio dei giornalisti professionisti, quelli cioè che hanno superato l'esame di stato e che svolgono la professione in via esclusiva.

 

Con la crisi che attanaglia i comuni e le province cosa si sono inventati questi geni di amministratori della politica? I contratti di collaborazione esterna a titolo gratuito, consulenze gratis per i giornalisti che devono svolgere attività di informazione istituzionale. Alcuni esempi: lo ha fatto di recente il sindaco di Partitico, lo ha fatto il sindaco di Balestrate e persino l'Amministrazione comunale di Palermo che non può certo vietare a chi vuole dare un contributo alla rinascita della città di lavorare a titolo gratuito. E se la politica è capace di trovare queste soluzioni sbagliate ai suoi problemi, è gravissimo che ci siano giornalisti pronti ad accettare incarichi a titolo gratuito dalle pubbliche amministrazioni con la speranza che quanto loro dovuto – a una prestazione deve corrispondere una retribuzione – possa arrivare in un prossimo futuro, magari per altre vie.

 

Amministratori e politici sono sempre interessati alla comunicazione, a fare in modo che i loro provvedimenti possano essere resi noti ai cittadini attraverso i media, ma vogliono che questo lavoro sia fatto gratis. Ecco chi sono i responsabili del caos. Politici furbi e giornalisti accondiscendenti, un mix che avvelena il mercato del lavoro, fino a turbarlo e a renderlo a dir poco stagnante e improduttivo. E' normale che il portavoce del sindaco di cefalù sia un architetto che firma comunicati stampa e che non è iscritto all'Albo dei Giornalisti? E' normale che gli organi di stanpa ricevano comunicati dalla Regione foirmati da assessori, società private, dirigenti e chi più ne ha più ne metta? E' normale che la IV Circoscrizione di Palermo mandi comunicati stampa ai media redatti non si sa da chi? In un altro luogo della terra tutto questo non potrebbe accadere. A Palermo sì; in Sicilia sì.

 

Informazione siciliana che è fatta anche dalla giungla di emittenti private pronte ad accaparrarsi i contributi pubblici che piovono dal Corecom Sicilia, ma che quando è ora di assumere giornalisti non hanno orecchie. Oppure che utilizzano sistemi contrattuali al limite della truffa. Per tutte queste ragioni, sarebbe necessario che si convocassero gli Stati generali dell’Informazione in Sicilia, quel momento di sintesi utile a trovare percorsi condivisi in grado di fornire soluzioni concrete. Come ad esempio una legge che possa garantire vantaggi e sgravi fiscali alle aziende sane che vogliono creare occupazione assumendo giornalisti professionisti disoccupati o inoccupati. Non soltanto giovani, perché quelli che qualche anno fa erano giovani oggi sono ultraquarantenni con famiglie che non hanno speranza. Che non vedono futuro.

 

Oggi, chi ha il coraggio di dire davvero basta a questo sistema perverso e di invocare aiuto agli organismi della professione, prima di tutto Ordine dei Giornalisti e Assostampa Sicilia-Fnsi, il sindacato di categoria, chiamati a tutelare chi svolge ogni giorno questa professione e soltanto di questo lavoro deve e può sopravvivere? Chi ha il coraggio di abbandonare logiche perverse che hanno consentito magari di coltivare il proprio orticello per portare avanti un’azione comune tesa a mettere ordine al disordine? Chi ha il coraggio faccia un passo avanti senza guardare indietro. Senza indugi, senza remore. Perché quando il disordine colpirà anche quei giornalisti, gestori del proprio orticello, saranno questi stessi che andranno a bussare alle porte di Ordine e sindacato e finalmente si saranno accorti che il "sistema" non ha occhi. E se ce li ha non guarda in faccia a nessuno. (*l'autore è segretario provinciale Assostampa di Palermo)

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